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A modo mio

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 A modo mio.

Non è facile essere per una vita indipendente ed esprimere le proprie opinioni senza trovare qualche deficiente (nel senso latino del termine) sul mio cammino che, forte di sistemi massonici o peggio, invece che curarsi dei propri problemi si preoccupa di mettere a tacere chi esprime opinioni libere.

Del resto io ho fondato tanti siti dove è stato sempre possibile esprimere le opinioni, soprattutto quelle contrarie alle mie.

Con questo, pur essendo nessuno, non sono un tipo che accetta l’idiozia e tanto meno le intimidazioni.

Del resto essere indipendente mi consente di avere una mia opinione su qualsiasi cosa e chi mi conosce sa bene che non faccio sconti a nessuno specie a me stesso.

Ma io reagisco sempre a modo mio e sebbene privo di qualsiasi fiducia nella Magistratura (pur riconoscendo che ci sono Magistrati che rischiano la vita ogni giorno per liberarci dalla criminalità organizzata e nei quali ho la massima fiducia e stima non posso certamente dire che in Italia il servizio Giustizia sia esente da critiche) scrivo le mie opinioni nonostante tutto.

Infatti possiamo reclamare contro tutti ma non contro i Magistrati, mentre in altri Paesi come il Kenya, i Magistrati vengono verificati e rimossi anche in seguito a reclami. Certo nonostante gli scienziati del calibro dei Professori Luigi Luca Cavalli Sforza e Telmo Pievani abbiano spiegato con le loro ricerche scientifiche, mostre e pubblicazioni, che l’Homo Sapiens abbia avuto origine nei pressi del lago Vittoria quindi negli odierni stati del Kenya, Uganda e Tanzania, nessuno pensa sia logico copiare dall’Africa, ma visto che da loro risulta che discendiamo forse, specie i razzisti, dovrebbero cominciare a farsi qualche domanda.

Del resto citando il fantastico comico Maurizio Crozza che imitava Razzi: “a noi conviene occuparci dei pensionati perché vecchi diventeremo in futuro mentre neri non diventeremo mai”. La battuta è divertentissima ma ora con il supporto scientifico possiamo aggiungere che neri lo erano i nostri avi quindi forse dovremmo cominciare a pensare ai neri prima che ai pensionati specie quelli che si mangiano pensioni d’oro senza averle minimamente costruite.

Del resto negli USA c’era il Presidente Obama, che erroneamente chiamato nero (non è nero essendo figlio di una donna bianca e di un uomo nero – del Kenya guarda caso) era stato chiamato “abbronzato” dal Presidente Italiano sollevando assurde critiche in quanto l’ex-cavaliere era stato l’unico a cogliere nel segno in quanto si trattava di un bianco più nero e di un nero più bianco. Tutti a dare del clown al nostro Presidente mentre era l’unico a dire il vero. Si sa bene che mischiando i geni si ottengono soggetti migliori ed Obama è la prova vivente grazie alla sua intelligenza e grandi doti di cui abbiamo tutti beneficiato.

Ma ora parliamo di polizze e della nostra attività di intermediari.

L’IVASS ha deciso quest’anno che ci vuole sentire vicini vicini.

Infatti a sorpresa è stato introdotto un altro balzello per gli intermediari: la comunicazione di operatività entro il 5.2.2018. Si tratta di una inutile ma obbligatoria comunicazione che attesta da un lato di aver adempiuto agli obblighi formativi e dall’altra all’obbligo assicurativo. La richiesta giunge da un IVASS, che pure ha una versione online del RUI molto criticabile dove non esiste una memoria storica come invece avviene per l’OAM. Ma ancora l’IVASS pubblica i dati delle sanzioni agli intermediari con tanto di nomi e cognomi nel sito web dell’Istituto senza rendersi conto che in questo modo i dati personali varcano i confini dell’Unione Europea (internet, per fortuna, non ha frontiera) e quindi si viola la noma Europea sulla privacy. Comunque pur con queste contraddizioni IVASS impone a tutti di inviare un modulo con firma digitale qualificata entro il 5.2.2018. La scelta non è condivisa da chi scrive perché se si volesse accertare il rispetto degli obblighi formativi e di assicurazione non è con una autocertificazione che si risolve il dubbio e dall’altra obbligare gli iscritti al RUI a dotarsi di firma digitale qualificata è un atto di forza neppure imposto alle imprese di assicurazioni che dal 2010 sono libere di fare contratti di carta in luogo di quelli digitali.

Ma non solo, giocare con le firme digitali è divertente ma pericoloso, in quanto se si invia il modulo all’IVASS compilato e firmato in modo corretto, non si riceve risposta alcuna (pensate persino l’Agenzia delle Entrate quanto mandate un file manda la conferma) mentre se si sbaglia con IVASS si riceve risposta e se del caso una bella sanzione.

Che le norme vadano rispettate è fuori dubbio, ma che questi sistemi per rendere difficile la vita degli intermediari italiani dovevano essere evitati è altrettanto fuori dubbio. IVASS deve considerare che, sebbene la nostra attività non sia considerata una professione in Italia, l’intermediario assicurativo è una persona fisica che svolge con passione il proprio lavoro e non va confuso che le multinazionali dell’intermediazione che sono un coacervo di impiegati, spesso pagati meno di un fattorino di Monte Carlo, che eseguono gli ordini di dirigenti spesso troppo pagati. Insomma la biodiversità che ha reso grande il nostro Paese nel Mondo di tanti piccoli imprenditori che sono grandi come professionalità magari anche se non sanno usare una firma digitale qualificata o mandare una PEC.

Spero che IVASS e EU non vogliano cancellare tutti i piccoli intermediari imponendo regole e norme che rendano la vita quotidiana impossibile ai piccoli ma seri e professionali intermediari.

Ma veniamo ai dubbi sul futuro: io da oltre 30 anni lavoro per imprese di assicurazioni basate nel Regno Unito. Non sono stati sempre momenti belli e gli ultimi 10 anni hanno segnato un costante declino della qualità dei servizi resi.

Ma in mezzo a questa già complicata situazione è ora arrivata la Brexit. Cioè l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito.

Personalmente sono fra i più che non si dispiacciono di questa decisione dei britannici e che sognano di vedere i britannici in coda a Malpensa a cercare di entrare in Europa con un visto.

Ma a parte le battute di spirito circa i nostri amici e fratelli britannici, restano i problemi legati alle assicurazioni.

Analizziamo la questione.

Allo stato, salvo accordi dell’ultimo minuto che non sembra siano possibili, il giorno 29.3.2019 tutte le imprese con sede nel Regno Unito non potranno più commerciare con l’Unione Europea ed alle stesse si applicheranno le regole del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio). Dal punto di vista delle imprese di assicurazioni dal 29.3.2019 le stesse non potranno più incassare premi o pagare sinistri sia in assicurazioni dirette che riassicurazioni.

Il WTO stabilisce inoltre che non siano ammessi trattamenti di particolare favore per un paese rispetto ad un altro quindi l’Unione Europea non potrà fare concessioni particolari al Regno Unito se non al prezzo di doverle fare a tutti i paesi extra UE. L’Unione Europea inoltre ha già stabilito che non è possibile considerare nell’Unione una società solo perché ha una piccola sede secondaria nel territorio EU. Quindi in base alle attuali norme, dopo il 29.3.2019 gli intermediari assicurativi che stipuleranno contratti con assicuratori nel Regno Unito rischieranno sanzioni in quanto tali Assicuratori non avranno il permesso di incassare premi e pagare sinistri verso assicurati residenti nell’Unione Europea. Mentre questo fatto influenzerà le scelte dei consumatori italiani portandoli a preferire imprese stabilite in uno stato membro dell’UE, dall’altro lato si pone il problema della gestione dei sinistri dopo il 29.3.2019.

L’intermediario è infatti lasciato senza alcuna protezione e con poche informazioni e potere.

Ma quali sono i rischi per noi intermediari?

Bene in primo luogo le sanzioni IVASS se dovessimo intermediare contratti con società non più autorizzate poi esiste l’evidente problema che se gli assicuratori con cui operiamo non saranno in grado di spostarsi in Europa perderemo la possibilità di sottoscrivere contratti con gli stessi. Inoltre, sempre in capo agli Intermediari che, come noi ci mettono la faccia, problemi sui sinistri futuri inevitabilmente si ripercuoteranno sui risultati dell’intermediario.

Sempre dal 29.3.2019 non si potranno inviare dati personali sui nostri clienti al di fuori dell’Unione Europea ed anche se il Regno Unito sicuramente farà una richiesta per una deroga garantendo il corretto trattamento dei dati, dal 29.3.2019 alla data in cui ci sarà la speciale autorizzazione europea, non potremo inviare dati personali dei nostri clienti ad Assicuratori nel Regno Unito senza rischiare le sanzioni, severe, della legge sulla privacy.

La situazione è quindi molto seria e di grande preoccupazione.

Infatti, a modo mio, ho sempre imposto agli assicuratori con cui operavo di curare direttamente la gestione dei sinistri. Quindi noi ci interfacciamo direttamente con gli uffici sinistri degli Assicuratori siano essi in Italia che all’estero. Sono sempre stato nemico e critico di quegli assicuratori che, privi di ufficio sinistri, si sono affidati a società esterne per la gestione dei sinistri che oltre a non avere una regolamentazione in Italia (IVASS impone agli intermediari che gestiscono i sinistri di iscriversi al RUI ma nulla può nei confronti di chi non è iscritto al RUI) spesso hanno comportamenti assai discutibili. Quello che da sempre ci contraddistingue non è il prezzo più basso ma il tentativo di cercare la migliore qualità al prezzo più interessante. Lavoro questo non facile ma che cercheremo sempre di fare ponendo l’etica prima di qualsiasi nostro interesse.

Mentre lo spettro della Brexit avanza possiamo solo sperare che nuovi assicuratori si affaccino nell’Unione Europea e possano in questo modo garantire la continuità dell’attività di tanti intermediari assicurativi per i quali, a modo mio, ho dato il mio contributo negli anni.

A tutti voi grazie per resistere e per aver letto le mie opinioni e grazie ancora di più a chi mi darà opinioni contrarie.

 

 

 

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